L’altro ieri ero in redazione (sono una stagista riconfermata e non pagata in uno storico mensile), ero in compagnia di un mio collega quando arrivano le prime copie del nuovo numero del giornale..come al solito guardo la gerenza: essendo stagista, non posso firmare (che regola del cacchio), per questo motivo, il mio nome figura tra i “ringraziamenti particolari” e, stupore e tremore, il mio nome non c’era.. Con maggiore stupore e tremore, la mia caporedattrice, mi dice di guardare più in alto, tra i nomi di coloro che “hanno scritto per questo numero”..Ebbene, tra quelli, c’era anche il mio! Sfoglio il giornale e, a pagina 208, alla fine dell’articolo che ho scritto, c’era il mio nome (prima, i miei pezzi erano firmati con uno pseudonimo, peraltro maschile..) Adrenalina a palla e pavoneggiamenti vari.. Lo so, è una vera tristezza, essere felici per una cosa talmente banale.. non che io pecchi di egocentrismo (forse un pochino ;-), ma vedere il mio nome in pagina è stata una delle emozioni più eccitanti della mia vita..ho collaborato anche con altri giornali, quindi, leggere il mio nome sulla carta era un’abitudine, ma sentirsi parte di un mensile dove hanno lavorato i grandi del giornalismo italiano non è cosa da niente per chi spera ardentemente di fare la giornalista..veder riconosciuto il proprio lavoro, sentirsi parte di un gruppo ed essere riconosciuta dal gruppo, è un’emozione esaltante..
Il Primo Maggio l’ho festeggiato con questa grandiosa vittoria ma anche (perdonate il veltronismo), come altre migliaia di persone, con un groppo in gola, quello che nasce dalla consapevolezza di non essere nessuno, se non una delle tante stagiste (laureate e masterizzate), sempre pronte a dimostrare di essere all’altezza, che lavorano il doppio degli altri, che girano da una redazione all’altra e sognano una minima stabilità ( e per stabilità- orrore!- s’intende uno stage pagato!) e un compenso adeguato alla loro dedizione e al loro lavoro..
E’ dura. Di sicuro so che rimarrò fino a fine giugno, il futuro è più che incerto, ma io sono una che resiste e “resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni… e meno sono le chanche più dolce è la vittoria” (C. Bukowski-il mio maestro di vita-)…e viste le poche possibilità che ho di rimanere, devo rimboccarmi le maniche e cacciare fuori i coglioni..
P.s. un augurio in ritardo a tutti i lavoratori, a tutti coloro che lottano, a tutti quelli che sono morti lavorando, a tutti quelli che protestano e quelli che hanno lavorato il 1 maggio, nella speranza che l’Italia torni ad essere “una repubblica fondata sul lavoro” per tutti.